
A pochi mesi dall’uscita mondiale prevista per il 19 novembre 2026, emerge un dettaglio inedito sul processo di sviluppo di Grand Theft Auto VI. Obbe Vermeij, ex direttore tecnico di Rockstar North (che ha contribuito a plasmare l’universo 3D di GTA III, Vice City, San Andreas e GTA IV), ha rivelato una pratica insolita adottata dallo studio per garantire la qualità finale del gioco. Prima che ogni titolo della serie GTA raggiungesse lo stato "gold", l'intero team di sviluppo giocava al titolo dall’inizio alla fine, dedicando due settimane a individuare eventuali bug. Questa routine, nata nel 1995 quando Vermeij ricopriva il ruolo di direttore tecnico, prevedeva che programmatori e artisti lavorassero per otto ore al giorno con le cuffie indosso in reparti diversi, partecipando solo occasionalmente a riunioni. L'obiettivo era quello di sperimentare direttamente il gioco dall’inizio alla fine, individuando difetti e incongruenze che altrimenti sarebbero sfuggite. Come spiegato da Vermeij su X: “Lavorare a GTA 3, Vice City, SA e GTA 4 era più simile a un lavoro normale di quanto la gente immagini. La maggior parte di noi lavorava con le cuffie indosso nella propria area: grafica, programmazione, musica, per 8 ore al giorno. Avevamo pochissime riunioni. Solo un ristretto numero di persone prendeva le decisioni importanti relative al gameplay e alla trama”. Questa pratica, che si è mantenuta durante lo sviluppo di GTA III fino a GTA IV, consisteva nel giocare a ogni missione in ordine, vivendo la storia per intero e focalizzandosi sulla correzione di una serie infinita di bug. Si trattava di un approccio incentrato sull’esperienza del giocatore, volto a garantire che il gioco fosse il più fluido e privo di difetti possibile prima del lancio. Non è ancora noto se questa tradizione sia ancora in vigore all'interno dello studio Rockstar per Grand Theft Auto VI, ma la strategia suggerisce una scrupolosa attenzione ai dettagli partendo dalle fondamenta del gioco con Jason Duval e Lucia Caminos al centro della fase di testing.
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