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Russia chiede il divieto di GTA VI per “contenuti immorali” e spogliarelli maschili

A cura di redazione GTA6 Hub
Russia chiede il divieto di GTA VI per “contenuti immorali” e spogliarelli maschili

Grand Theft Auto 6 è al centro di una nuova controversia politica, in particolare in Russia. Un rappresentante del World Russian People’s Council ha formalmente richiesto il divieto del gioco nel paese, accusando Rockstar Games di promuovere “contenuti immorali” e spogliarelli maschili. Se la richiesta dovesse essere accolta, l'azienda perderebbe l'accesso a un potenziale mercato di oltre 140 milioni di giocatori. La controversia si concentra sulle preoccupazioni espresse da Mikhail Ivanov, vice-presidente del World Russian People’s Council, che definisce il gioco “uno strumento di influenza particolarmente pericoloso”, sottolineando la necessità di proteggere i giovani dalla presunta corruzione morale causata dai media. Ivanov critica apertamente Rockstar Games per l'inclusione di contenuti ritenuti “distruttivi e volgari”, incompatibili con la salute morale della società, in linea con la storia del franchise che è stato precedentemente bandito in Thailandia, Malesia ed Emirati Arabi Uniti a causa di questioni legate alla rappresentazione di crimini e comportamenti controversi. Il punto focale delle critiche riguarda l'inclusione prevista di scene di spogliarello maschile nel gioco, considerati una “violazione diretta e cinica delle norme morali fondamentali”. Sebbene il franchise Grand Theft Auto sia storicamente associato a contenuti potenzialmente controversi – come rapine, omicidi, inseguimenti – e il precedente “Hot Coffee” ha sollevato polemiche riguardanti i contenuti sessuali, l'attenzione specifica verso queste scene ha generato preoccupazione anche all’interno della community LGBTQIA+, considerando il contesto normativo russo, dove esistono restrizioni sull'attivismo pro-LGBTQIA+. Nonostante la richiesta, sembra improbabile che GTA 6 venga effettivamente bandito. VERDETTO: CRITICO Il tentativo di utilizzare la moralità come leva politica per bandire un videogioco è, a dir poco, ridicolo. L'invettiva del vice-presidente Ivanov sull’“influenza pericolosa” e la “corruzione morale” generata da GTA VI riflette un’ingenuità che si aspettava di trovare in un movimento politico radicale, non in una richiesta ufficiale da parte di un organo governativo russo. Il fatto che il franchise sia stato precedentemente bandito per questioni legate alla rappresentazione del crimine e al comportamento controverso è un dato noto – la ripetizione della stessa argomentazione, ora declinata con toni moralistici sull’inclusione di scene di spogliarello maschile, dimostra una totale mancanza di originalità. La preoccupazione espressa dalla community LGBTQIA+ in relazione al contesto normativo russo aggiunge un ulteriore livello di critica: l'utilizzo di questi timori come argomento per sostenere la richiesta di divieto è un tentativo opportunistico che sfrutta questioni delicate per raggiungere un obiettivo politico superficiale. È evidente che l’obiettivo principale non è proteggere i giovani, bensì esercitare un controllo sull’accesso a contenuti ritenuti “immorali” da una prospettiva ideologica specifica. L'improbabilità di un divieto effettivo, sottolineata nell'articolo, fa solo aumentare la frustrazione: si tratta di un atto simbolico, dettato da ragioni politiche piuttosto che da reali preoccupazioni per la salute morale dei giocatori.

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